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Obiettivi Smart e la Zona di Comfort

Stai definendo nuovi Obiettivi?

Sei un Coach che deve aiutare le persone a definire i propri obiettivi?
Devi incontrarti con il tuo capo per definire gli Obiettivi per il nuovo anno?

Sappi che gli Obiettivi SMART sono Obiettivi che ti faranno rimanere nella tua Zona di Comfort e non ti porteranno ad esplorare il tuo potenziale.

Un recente studio, condotto dall’istituto di ricerca LeadershipIQ di Washington negli Stati Uniti su 4000 lavoratori di 397 aziende, afferma che gli Obiettivi SMART (definiti come Specifici, Misurabili, Accessibili, Realistici e Tempificati) molto spesso agiscono come ostacoli all’esplorazione di azioni alternative e coraggiose e impediscono l’orientamento verso obiettivi sfidanti, promuovendo di fatto un rendimento povero e mediocre.

Questi sono i risultati della ricerca:

Il 15% dei dipendenti ha affermato che gli obiettivi assegnati li ha aiutati a realizzare grandi progetti.
Il 13% dei dipendenti è stato d’accordo che gli obiettivi di quest’anno li ha aiutati ad esplorare il loro potenziale.

Gli obiettivi SMART sembrano dire: “non esplorare le tue risorse, non fare il passo più lungo della gamba, gioca al sicuro e rimani all’interno della tua zona di comfort”.

Ma se la definizione “SMART” per gli Obiettivi non funziona allora qual è l’alternativa?

I ricercatori hanno analizzato ulteriori elementi per identificare i fattori che guidano il raggiungimento di grandi risultati.

Ecco i primi otto fattori che questa ricerca ha rilevato in ordine di importanza e rilevanza statistica:

1. Posso immaginare quanto grande mi sentirò quando raggiungerò i miei obiettivi.
2. Dovrò incrementare le mie competenze per raggiungere gli obiettivi a me assegnati quest’anno.
3. I miei obiettivi sono assolutamente necessari per aiutare la società in cui vivo.
4. Ho partecipato attivamente per definire i miei obiettivi.
5. Avrò bisogno di risorse per accedere ad una formazione specifica in modo da raggiungere i miei obiettivi.
6. I miei obiettivi mi porteranno fuori dalla mia zona di comfort.
7. I miei obiettivi arricchiranno la vita di qualcun altro oltre a me (clienti, comunità, ecc.)
8. I miei obiettivi sono allineati con le priorità della mia organizzazione.

Leggendo questa ricerca mi sono reso conto che i fattori rilevanti sono attribuibili alle 6 macro aree delle preferenze motivazionali che trasmettiamo durante i nostri percorsi formativi.

Sono convinto che l’esplorazione della Zona di apprendimento non sia così immediata ed è per questo che ho sempre spronato i miei coachee ad uscire dalla zona di Comfort, perché solo nei momenti di disagio e di difficoltà possiamo imparare qualche cosa di nuovo.

Mi capita spesso di sentire frasi del tipo “questa cosa è impossibile”, “non la posso proprio fare” perché la persona non riconosce il suo potenziale in quell’occasione.
Ma quante persone pensavano di non riuscire a fare una certa cosa e con la leva giusta ci sono riuscite? Chi raggiunge risultati straordinari ha sviluppato uno dei talenti più preziosi: motivare se’ stesso e gli altri. E il motore della motivazione è sempre uno: l’emozione, la passione.

Quando svolgiamo un’attività che ci piace, ci stimola, ci appassiona e il nostro coinvolgimento e concentrazione sono tali che perdiamo la consapevolezza di ciò che ci circonda, viviamo un vero e proprio “stato di grazia”, in cui le nostre capacità e le sfide che stiamo affrontando sono bilanciate. Una volta raggiunto questo benessere, desideriamo rivivere la stessa esperienza a tal punto da ambire a sfide sempre più elevate.

Quando è stata l’ultima volta che hai raggiunto un obiettivo e ti sei sentito così?

È chiaro dalla ricerca che gli individui desiderano che i loro obiettivi contribuiscano a qualcosa di più grande di loro, sia essa l’azienda, i clienti o la comunità in generale. Questo risultato contraddice lo stereotipo del manager egoista che cerca di massimizzare il proprio guadagno personale inconsapevole dell’impatto che le sue azioni hanno sugli altri e non curante del macro contesto della sua attività.

Molte aziende hanno inserito la definizione SMART all’interno dei loro sistemi di valutazione delle prestazioni e per molte i modelli di business e le procedure sono strettamente collegate ad obiettivi molto spesso non condivisi.

Tutto ciò non potrà cambiare in tempi rapidi ma penso che questa ricerca debba spronare i Leader, i Coach e tutti i Manager a guardare oltre, a credere nel potenziale delle proprie risorse e a fare in modo che le persone si orientino al futuro abbandonando la valutazione del passato come parametro previsionale.

Discutiamo gli obiettivi con i membri del nostro Team, sproniamoli a pretendere di più da loro stessi, sproniamoli a essere migliori più di quanto loro credano di essere, facciamoli uscire dalla loro zona di comfort, ispiriamoli e parliamo di futuro.

Dobbiamo credere che l’impossibile non esiste, siamo noi a definirlo tale ed è per questo che lo rendiamo reale.

Diego Ingrassia

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