Ogni azienda ha un flusso fisiologico di persone che vengono assunte e altre che vengono dimesse e licenziate. Quando si parla di turnover del personale spesso lo si fa in termini negativi, ma in realtà si tratta di un processo del tutto naturale. Le persone entrano ed escono dalle aziende per vari motivi e questo è parte integrante del ciclo di vita professionale. Ad esempio, i giovani laureati possono cambiare compagnia per esplorare diverse opportunità e acquisire esperienza, mentre i professionisti più esperti potrebbero decidere di cambiare lavoro per migliorare la propria condizione economica.
Tuttavia, è innegabile che dalla crisi del 2008 le dinamiche siano cambiate. Molte aziende, com’è noto, sono state costrette a ridurre il numero dei loro dipendenti per cercare di rimanere a galla. Il livello di entrate e di uscite dei lavoratori oggi è strettamente collegato al modo di fare impresa. Le aziende non possono più dare per scontato che i dipendenti rimarranno a lungo; ora più che mai, è cruciale instaurare relazioni di fiducia reciproca. Selezionare il candidato più adatto per la posizione aperta è fondamentale e infatti molti degli investimenti vengono fatti in direzione della talent acquisition. In un mercato così competitivo è importante individuare i profili più in linea con le proprie esigenze, non si può navigare a vista! Eppure, quante volte le imprese si accorgono solo in seguito di aver fatto la scelta sbagliata? Sembrava il giusto investimento, ma poi il candidato abbandona la nave e l’azienda si trova a fare i conti con le conseguenze.
Al giorno d’oggi le possibilità sono potenzialmente infinite. I lavoratori ambiziosi sognano in grande e quindi, oltre a perfezionare gli strumenti di acquisizione dei talenti, diventa essenziale investire nella talent retention, ovvero nella fidelizzazione dei dipendenti. È un concetto che va oltre la semplice permanenza; è una questione di creare un ambiente in cui le persone desiderano rimanere.
In un panorama così volatile e frenetico come quello odierno, piuttosto che ricercare la perfezione del profilo desiderato diventa più vantaggioso mettere a punto strategie per motivare i lavoratori e renderli parte integrante di un sistema più grande. Anche se un candidato non è perfetto al momento dell’assunzione, con il giusto supporto, formazione e motivazione può diventare un membro prezioso del team. Riconoscere gli sforzi e l’impegno dei lavoratori è un fattore chiave nel mantenere i talenti. Basti pensare che uno dei motivi che spingono i lavoratori a lasciare il proprio posto di lavoro verte intorno al valore del rispetto. Nel 2021, il 57% dei dipendenti che si sono licenziati ha dichiarato di averlo fatto perché c’era una mancanza di trasparenza nelle decisioni aziendali e comportamenti inappropriati da parte dei dirigenti. Questo dato evidenzia come le dimissioni non siano sempre collegate a fattori economici, ma spesso a una cultura aziendale che non valorizza l’individuo. La mancata corrispondenza tra aspettative e lavoro quotidiano porta le persone a cercare altro. I dipendenti sono sempre più consapevoli e desiderano una cultura aziendale fatta di cura, valore e appartenenza.
È qui che entra in gioco la fidelizzazione. È per questo motivo che le aziende che hanno implementato programmi di mentorship e di coaching hanno visto un incremento significativo della soddisfazione dei dipendenti e, di conseguenza, una riduzione del turnover. Questi programmi non solo aiutano i nuovi assunti a integrarsi, ma creano anche un legame tra i dipendenti e l’organizzazione che sconfiggono quel senso di indifferenza tipico del nostro secolo. Il vero obiettivo non è semplicemente far rimanere i talenti, ma coltivare un ambiente in cui ogni individuo possa trovare significato nel proprio lavoro.
Fonte: Harvard Business Review Italia
Testo di: Diego Ingrassia
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