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Intelligenza artificiale o competenza emotiva?

C’è una grande attesa per il nuovo film di Spike Jonze, “Her”, che uscirà nelle sale cinematografiche a Marzo 2014.
È la storia di un uomo che si innamora di un nuovo sistema operativo.

Sembra che il film voglia commentare la società moderna e il nostro rapporto sempre più intimo e ossessivo con la tecnologia.
Andiamo a letto con lo smart phone, indossiamo computer per lavorare, chattiamo in continuazione con persone che sono a migliaia di km di distanza, quando magari in quel momento abbiamo di fronte a noi il nostro migliore amico.
Non mi meraviglia che arriveremo ad innamorarci di macchine sempre più intelligenti con le quali spendiamo la maggior parte del nostro tempo. Sono convinto che qualcuno sia già innamorato del proprio smart phone.

Molti degli psicologi, sociologi ed esperti che studiano l’intelligenza artificiale e l’impatto che questa avrà sui nostri rapporti, non si interrogano più su fatto che possa accadere ma si interrogano su quando tutto questo accadrà.
La relazione che avviene tra la macchina e l’uomo è una relazione priva di interazioni non verbali, come possono essere le espressioni facciali oppure il linguaggio del corpo.

Questa condizione aiuta le persone che interagiscono con la macchina a sentirsi meno giudicate e ciò permette loro di interagire idealizzando il proprio partner e sentendosi più liberi di condividere pensieri dolorosi, imbarazzanti o intimi.
La possibilità di uscire una notte con un androide è molto più vicina di quanto noi vogliamo immaginare.

Forse oggi le persone non credono di potersi innamorare di un computer, ma è probabile che desiderino gestire l’amore in modo così semplice.
La differenza tra il film e la realtà è che in questo momento nessuna macchina può sostenere a lungo l’illusione di essere reale e non riesce a convincerci di poter avere mente propria.

I computer stanno influenzando gran parte delle capacità umane modificandone alcune e sostituendone altre. Basti pensare alla difficoltà di memorizzare un numero telefonico o di ricordarci una strada percorsa in macchina con il supporto del navigatore.

Alcune aziende stanno investendo sull’intelligenza artificiale per ridurre l’errore umano connesso con moltissime attività. È il caso ad esempio della casa automobilistica Toyota che sta finendo di sviluppare un dispositivo capace di reagire agli stati emotivi dei guidatori per prevenire reazioni che possano compromettere lo stato di coscienza del guidatore, come ad esempio la rabbia o la stanchezza. Attraverso un piccola telecamera presente all’interno del veicolo infatti un software avrà la capacità di ricostruire ben 238 elementi facciali di base, identificando l’espressione e collegandola all’emozione correlata.

Sicuramente la tecnologia ci sta aiutando e sarà un valido supporto per il nostro futuro, ma sostituire la tecnologia nelle nostre relazioni ci renderà veramente felici?

L’imperfezione, la presenza di imprevisti, i conflitti, ma soprattutto la possibilità di vivere e sperimentare emozioni sono fondamentali nella nostra vita.

Ma quanto in realtà siamo abili a valorizzarle e gestirle?

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